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OBESITÀ DELLA MADRE E SALUTE FETALE

Laura Gogioso Blog della Salute Lascia un commento   , , , ,
L'alimentazione in gavidanza

Mi ha interessato molto la lettura di questo articolo (Rkhzay, J. F. O’Dowd, C. J. Stocker. Maternal Obesity and the fetal origins of the mebolic syndrome. Curr Cardiovasc Risk Rep (2012) 6:487-495) e desidero proporvelo.

Negli ultimi decenni si è assistito ad un rapido incremento dei disordini metabolici, fenomeno che ha interessato le popolazioni di ogni età e di ogni parte del mondo. Nessuno nutre dubbi sull’influenza dello stile di vita sull’epidemia di obesità in atto, ma attualmente ci sono sempre più evidenze che l’ambiente di sviluppo precoce del bambino possa giocare un ruolo chiave nella programmazione di un fenotipo fisiologico sfavorevole durante la vita adulta (ad esempio l’insorgenza del diabete…)
In particolare evidenze cliniche hanno messo in evidenza come una sovralimentazione materna, associata o no ad obesità, durante la gravidanza sia in grado di determinare non solo effetti negativi sulla salute della madre stessa, ma anche persistenti e deleteri effetti sullo sviluppo del feto e del bambino.
Lo studio del genoma ha permesso di determinare l’importanza dell’assetto genetico individuale rispetto alla predisposizione verso le malattie metaboliche. Attualmente è confermato che il genotipo di un individuo può essere determinato dall’ambiente stesso di sviluppo e in particolare dallo stato nutrizionale della madre.

Già da tempo è noto il legame tra il peso alla nascita e il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e metaboliche in genere. Gli studi recenti hanno approfondito tale legame, coinvolgendo in maniera critica l’ambiente di sviluppo del feto e quindi lo stile di vita e le caratteristiche antropometriche della madre.

Allo stato attuale queste sono le conoscenze, su cui poter approfondire:
– la prevalenza di obesità è più alta fra i bambini con genitori obesi
– i bambini con madri obese sono più a rischio rispetto a bambini con padri obesi
– il sovrappeso precedente la gravidanza rappresenta un fattore di rischio indipendente per sovrappeso e accumulo di grasso addominale nel bambino
– esiste correlazione fra BMI in gravidanza e BMI, adiposità e resistenza insulinica nel nascituro
– l’adiposità della prole è correlata con l’andamento dell’incremento di peso della madre in gravidanza
– l’obesità in gravidanza è fortemente associata con diabete gestazionale e diabete nel nascituro

Il quadro è davvero preoccupante e continuando la lettura dell’articolo si evince come anche l’ambiente di sviluppo dopo la nascita rappresenti esso stesso un punto chiave per lo sviluppo successivo e quindi per il futuro metabolico del bambino.
Dal momento che i sistemi fisiologici continuano il processo di sviluppo e maturazione dopo la nascita, non può che essere considerevole l’impatto di una sovralimentazione in questo periodo di vita… (non solo sovralimentazione, aggiungo io, ma anche scarso approccio di tipo qualitativo nell’impostazione delle scelte alimentari!).
Il rapido incremento di peso post-natale dovuto alla cattiva alimentazione materna conduce ad obesità nella vita futura e provoca un maggiore rischio di insulino-resistenza. Attualmente si può confermare che un rapido accrescimento è esso stesso associato con aumentato rischio di ipertensione, malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, oltrechè con un’alta percentuale di grasso di deposito.
Naturalmente a questo punto entra in gioco il tipo di alimentazione del neonato: inutile rimarcare quanto sia importante e fondamentale l’allattamento al fine di prevenire e ridurre il rischio di sviluppare malattie metaboliche, ma anche nella regolazione dello stesso apporto alimentare!

La conoscenza di un legame così forte fra alimentazione della madre nelle varie fasi (periodo pre-concezionale, gravidanza e post-gestazionale) implica una presa di coscienza da parte delle stesse madri e più in generale di tutto il grande mondo della salute, sia pubblico che privato: prevenire si può, ma soprattutto si deve!

Una domanda che obbliga una risposta è: qual è l’alimentazione corretta per la madre e quindi per i futuri adulti?

Allo stato attuale, e proseguo nella lettura dell’articolo, il modello animale è quello più studiato, fornendo una base di studio più standardizzata di quella umana; le evidenze emerse e che emergeranno potranno in un futuro prossimo essere trasferite ed applicate anche sull’uomo.

Ciò che per adesso risulta da questi studi, l’ho riassunto in questi punti:
– ruolo neurotropico dell’insulina nello sviluppo dell’ipotalamo, ricordando il ruolo essenziale dell’ipotalamo stesso nel controllo del bilancio energetico, intervenendo nella regolazione dell’appetito
– i difetti di programmazione nei tessuti periferici (muscolo, adiposo e fegato) influenzano il bilancio energetico e l’omeostasi del glucosio
– influenza della dieta materna su adipogenesi, morfologia degli adipociti e metabolismo e quindi sui meccanismi di deposito e accumulo dei grassi
– l’aumento di adiposità comporta un aumento della resistenza insulinica e della risposta infiammatoria

Studi sulla donna hanno evidenziato che un aumento di peso eccessivo durante la gestazione comporta la nascita di bambini che al 9° anno di età possono presentare aumento di:

proteina C-reattiva

pressione sistolica

LDL e BMI
tutti fattori di rischio che ben conosciamo in relazione alla cosiddetta sindrome metabolica, uno stato in cui l’allontanamento dell’individuo dallo stato di salute è già importante e sul quale l’intervento medico e nutrizionale può agire rallentandone il progresso in maniera più o meno significativa, ma dal quale non si torna indietro.

Ci sono le basi, anche scientifiche, su cui lavorare: l’argomento è veramente stimolante e al nutrizionista che crede nella prevenzione apre sicuramente uno scenario interessante.

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