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QUATTRO CHIACCHIERE CON LA PROF…

Laura Gogioso Mondosport Lascia un commento   , , ,

Negli ultimi anni si é assistito ad un notevole aumento dell’interesse dei ricercatori e del mondo sportivo in genere nei confronti del legame alimentazione e sport. É naturale che in un ambiente di forte competività, in cui la vittoria o il raggiungimento del massimo della performance rappresentano lo scopo finale del percorso di allenamento, sia logico andare alla ricerca dell’ottimizzazione di ogni variabile che condizioni positivamente gli obiettivi prefissati.

Questo per gli sportivi professionisti, ma anche per gli sportivi così detti amatoriali o dilettanti, per i quali le variabili condizionanti paradossalmente sono ancora di più, visto che lo sport non rappresenta impegno esclusivo, ma attività extra lavoro e che quindi deve prevedere una corretta collocazione nella giornata tipo del soggetto stesso.

Più volte si raccomanda ai sedentari di iniziare o riprendere l’attività sportiva, al fine di acquisire uno stile di vita nel complesso più salutare; molteplici sono le conferme dal mondo scientifico della necessità di promuovere stili di vita sani, attraverso l’aumento della quantità di movimento giornaliero e di regole nutrizionali corrette.

Prima di addentrarci nello specifico della materia, ho pensato che fosse interessante indagare un po’ di più il concetto di attività fisica, chiedendo direttamente agli “addetti ai lavori” un’opinione sull’argomento: inauguriamo quindi questo spazio con una breve intervista alla Prof. Maria Cecilia Setti, insegnante di educazione motoria presso la scuola media superiore ITC Barozzi di Modena, La Prof. Setti ha insegnano vari anni anche alle scuole Medie Inferiori e ha quindi potuto valutare vari stadi evolutivi dell’età dei ragazzi. E’ stata allenatrice di ritmica sportiva e si è anche dedicata parecchi anni al fitness, aggiornandosi presso le federazioni. Ha avuto inoltre esperienze nel campo della ginnastica correttiva e si è occupata di attività motoria per la Terza Età. Penso quindi che sia la persona adatta, alla luce delle sue molteplici esperienze, per poter fare il punto della situazione circa lo stato attuale dell’attività fisica in Italia. Sappiamo bene quanto sia importante uno stile di vita sano e vogliamo capire se i nostri ragazzi lo percepiscono come un’esigenza o solo un’obbligo imposto dalla didattica. Indagheremo anche i metodi di insegnamento e se si fa abbastanza a livello ministeriale per far comprendere a tutti quanto oggi come non mai la necessità di attività motoria sia pressante, anche alla luce dell’aumento dei casi di sovrappeso e obesità.

Professoressa buongiorno, innanzitutto grazie per la disponibilità. Entriamo subito nel merito della nostra chiacchierata: sono ormai diversi anni che svolge questa professione…desideriamo da lei un quadro generale, un’idea un pò più precisa di quello che è la “ginnastica” a scuola, svago o progetto educativo…

Cara Dottoressa, la ringrazio per avermi dato l’occasione di parlare di un argomento che mi appassiona da anni. L’attività motoria dei ragazzi e conseguentemente la loro atleticità è strettamente correlata anche alla società in cui viviamo, che ci propone solo lo standard di uno sportivo arrivato a livelli altissimi e comunque ricco e famoso. Anche parlando con i genitori spesso ti senti confidare la speranza che loro figlio diventi qualcuno, quando, magari, non è neppure particolarmente talentuoso. Perciò non è facile spiegare che il vero fine del movimento è la salute fisica, ma ancora prima il benessere mentale che ne deriva, soprattutto quando si tratta di lavorare due ore settimanali a scuola fra una verifica e l’altra di matematica, italiano o scienze.

Come giudica il livello motorio dei suoi allievi?

Mi sono chiesta per anni che obiettivo mi dovevo porre e che risultati potevo ottenere. Osservando le classi, mi sono resa conto che anche i ragazzi più atletici non sono pienamente consapevoli delle loro qualità e quindi non sanno sfruttarle razionalmente. I loro allenatori giocano sui loro talenti senza
insegnar loro ad “individuarli” per costruire un più consapevole progetto motorio. Quindi calciano il pallone a volte anche con maestria, ma sono ben lontani dalla consapevolezza che serve per raggiungere una più complessa maturazione personale del gesto motorio. A volte ti trovi davanti dei “ragazzoni” che messi di fronte ad un banale test di elevazione, in pratica un salto in alto da fermo, non sanno come coordinare il piegamento delle gambe con l’oscillazione delle braccia per sprigionare la massima spinta.

Mi sembra di capire che nutra qualche dubbio sul grado di allenamento dei suoi allievi…

Sicuramente è incompleto, non globale, assolutamente pieno di lacune, oltre al fatto che la maggior parte dei ragazzi delle mie classi sono sedentari.

In effetti questo è probabilmente il vero problema. A parte i ragazzi che coltivano uno sport al di fuori della scuola, gli altri hanno solo l’opportunità scolastica, con quali possibilità?

Rispondo con una domanda: l’insegnante che deve lavorare in strutture vecchie e non adatte, le palestre scolastiche, con classi eterogenee, due ore settimanali che diventano 1 ora e 30 minuti, togliendo il tempo che serve per cambiarsi, che obiettivo si può porre?
Eppure il paradosso è che non è poi così difficile interessare gli alunni. Partendo dalla spiegazione delle capacità che condizionano il corpo, cioè forza, resistenza, velocità e mobilità, e sottoponendoli a test che misurano le loro naturali attitudini, si stabilisce un punto di partenza. Quando i ragazzi si rendono conto che in qualche misurazione riescono anche meglio dei loro compagni sportivi, s’impegnano a più non posso per mantenere la loro prestazione e migliorare anche le altre. E’ proprio quando decidono di capire come funziona la macchina umana che avviene il “miracolo”: si appassionano.

E’ una bella cosa che ci dice: la passione è qualcosa di più importante di una bella palestra o di una divisa alla moda. D’altronde lo sport, soprattutto per le cosiddette discipline “povere” è pieno di esempi positivi per i nostri ragazzi…

…la cosa più incredibile è che poi non è nemmeno più il risultato assoluto che li interessa, ma soprattutto il piacere di migliorare e riuscire a mettersi in gioco partecipando, vincendo finalmente il gap psicologico che li imprigionava.

Quindi Professoressa, ritiene che l’intervento della scuola rappresenti un progetto positivo, che nonostante le difficoltà oggettive l’educazione motoria abbia un suo perché?

Naturalmente in questo contesto diventa importantissimo intervenire a scuola e non solo attraverso tramite le società sportive; bisogna agire sulla pluralità dei ragazzi, tutti devono essere coinvolti e sensibilizzati. Solo dalla scelta consapevole di ogni singolo alunno di voleri muoversi si può cambiare una mentalità sociale sempre più lontana da un sano stile di vita.

Bene, con questo messaggio ringrazio la mia ospite e mi riservo fin d’ora di riconsultarla per future discussioni.

LE 10 REGOLE D’ORO

I – DEFINIRE L’IMPEGNO ENERGETICO E STABILIRE IL CORRETTO APPORTO CALORICO
2 – STABILIRE LE CORRETTE PROPORZIONI FRA CARBOIDRATI, PROTEINE E GRASSI
3 – GARANTIRE L’APPORTO IDRICO GIORNALIERO
4 – COLLOCARE GLI IMPEGNI SPORTIVI NELLA GIORNATA LAVORATIVA
5 – DISTRIBUIRE I PASTI NELLA GIORNATA
6 – DISPORRE I CORRETTI CARICHI GLICEMICI IN FUNZIONE DELL’ALLENAMENTO
7 – POSIZIONARE CORRETTAMENTE IL RECUPERO NUTRIZIONALE
8 – VALUTARE E SUGGERIRE L’INTEGRAZIONE, SE NECESSARIA
9 – MONITORARE I CARICHI DI ALLENAMENTO E, SE NECESSARIO, MODIFICARE L’ALIMENTAZIONE
10 – ESSERE FLESSIBILI E DISPOSTI AI CAMBIAMENTI

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